da F. Redi, Pisa com'era, 1991

Le fasi costruttive, la morfologia, la tecnica

La fonte diretta da cui si desumono le notizie sulla costruzione delle mura medievali sono gli Annales Pisani di Bernardo Maragone, cronista del XII secolo.
In essi si afferma che nel luglio-agosto del 1154, sotto il consolato di Cocco Griffi, furono scavati fossati intorno alla Civitas e a Chinzica (le due parti della città a Nord a a Sud dell’Arno) e che si iniziò la costruzione delle mura della città, finendole nel tratto tra la Torre del Leone e la Torre sopra il ponte sull’Auser.

I fossati furono scavati con tutta probabilità per definire la giurisdizione del nuovo territorio urbano, che sostituisce quello altomedievale distinguendolo da quello delle campagne e dei vici e villae non murate. All’interno dell’abitato erano comprese, oltre alle zone edificate, ampie estensioni agricole legate soprattutto alle proprietà ecclesiastiche, per un’area complessiva di circa 185 ettari. È presumibile che il tracciato del fosso e la costruzione delle mura si siano innestati su strutture precedenti e che abbiano sfruttato una situazione idrica del territorio che poteva offrire vasti strati di difesa naturale.
Se infatti nel XII secolo si intese dare la configurazione definitiva alle strutture difensive di aree urbanizzate sorte all’esterno della cerchia altomedievale, si può pensare che esistessero precedenti dispositivi di difesa, anche se non necessariamente costituiti da vere e proprie strutture murate.

Il motivo per cui la costruzione delle cortine murarie si iniziò in prossimità del Duomo sono riconducibili a due fatti: la particolare importanza che stava assumendo in quegli anni quella parte di città (si stava compiendo l’ingrandimento della cattedrale, si iniziava il battistero e già si prevedeva l’erezione del campanile) e le necessità di ordine militare: il ponte sull’Auser era ubicato a nord-ovest del Duomo e della città, sulla strada che scendeva dalla Liguria. Questo luogo era quindi il più vulnerabile essendo l’unico punto di accesso alla città, al centro di un esteso tratto di difese naturali fornite dall’Auser e dalla palude. Da ciò deriva la notevole importanza delle due aperture presenti in questo tratto: la Porta del Leone e l’attigua postierla. Esse, una volta costruito questo tratto di mura, divenivano le porte di accesso a Pisa per chi proveniva dal Nord. È ipotizzabile, infatti, una strada che, giungendo dalla Liguria, entrava in Pisa dalla Porta del Leone, costeggiava il fianco nord del Duomo, piegava verso sud all’altezza dell’abside e si inoltrava nella città seguendo, all’incirca, il tracciato dell’attuale Via Santa Maria. La rilevanza di questa strada derivava dall’essere la principale via di comunicazione tra Pisa e gli importantissimi mercati francesi.
Nel 1154, quindi, la città era circondata da un fossato unico e le mura si elevavano solo nella zona prossima al Duomo. Soltanto dal febbraio all’aprile dell’anno dopo si fanno difese di legname lungo tutto il fossato, in relazione alla discesa in Italia del Barbarossa.
A tali difese si sostituirono progressivamente cortine murate con un andamento disomogeneo in altezza, come è ben visibile dalle fasce di materiale sovrapposte le une alle altre.

Basandosi ancora una volta sulle notizie fornite dagli Annales, integrate dall’esame morfologico delle cortine murarie, le fasi costruttive delle mura possono essere così sintetizzate:

  • le fasce di calcare grigiastro proveniente dalle cave di San Giuliano furono compiute tutte entro il 1161; a questa data, dunque, le mura intorno alla Civitas dovevano presentare una cortina non uniforme in alzato e di altezza relativamente modesta, con poche torri, più elevate, a tre lati (il lato che dava sulla città era aperto in quanto serviva come lato di accesso alla torre);
  • le fasce di breccia sedimentaria grigio-rosata di Asciano furono costruite con ritmo molto più lento ma senza soluzione di continuità a partire dal 1161 fino al 1261:
  • gli strati terminali, molto evidenti in alcuni tratti, specie dalla Porta del Parlascio alla Porta San Zeno, pure in breccia sedimentaria di Asciano ma posati con una tecnica più scadente, sembrano rifarsi a un progetto di rialzamento delle mura risalente al 1346. La merlatura è senza dubbio corrispondente a quella originaria.

News

Torna su